Kernunnos

Kernunnos

Il nome del progetto Kernunnos si ispira al nome della divinità più rappresentativa del panteon celtico: Cernunnos.

Egli è associato con la natura selvaggia, la sessualità, la caccia e il ciclo della vita.  Sebbene le rappresentazioni della divinità possano variare, è sempre raffigurato con due corni oppure palchi di corna sopra la testa, spesso come teriocefalo (con una testa di bestia), in modo da enfatizzare “L’unione del divino con l’animale”, quest’ultimo considerando anche l’umanità.

Cernunnos è una delle più antiche divinità adorate da antichi culti pagano-sciamanici in tutto il mondo. Generalmente è definito come un dio duale con un duplice aspetto: luce e ombra, notte e giorno, estate e inverno. Considerando questa visione dualistica, le sue due corna simboleggiano la sua natura duale.

He can also be represented as a triune god, with three different faces: goat, bull and deer, often related to three aspects that reflect those of the Triple goddess: the Youth (Warrior), the Father, and the Sage. People make offers to Kernunnos because he is the deity of fertility and has a strong connection with Mother Earth: in fact he represents the expression of male strength and rebirth.
Le persone fanno spesso offerte a Kernunnos perchè è anche il dio della fertilità ed ha un forte legame con Madre Terra: infatti, egli rappresenta l’espressione della forza maschile e della rinascita.

Il nome Cernunnos in questa forma è presente in una sola epigrafe del I secolo D.C. di origine gallo-romana, il Pilastro dei Nauti di Lutetia (Parigi), dedicato dalla gilda dei naviganti del luogo all’imperatore Tiberio. Sul pilastro oltre alla dedica all’imperatore e a Giove Ottimo Massimo, ci sono diverse raffigurazioni di divinità con i loro nomi. Il nome di Cernunnos si trova affianco di una figura di cui si è conservato solo il volto, barbuto con palchi da cervo sui quali sono infilati due torquis. Il nome di questa divitià può essere collegato a quello che si trova nell’epigrafe G224 di Montagnac del III secolo A.C., censita nel volume 1 del Rig (Recueil des inscriptions gauloises), incisa con lettere dell’alfabeto greco ma in lingua gallica, che riporta una dedica al dio Carnonos nella forma dativa Carnonu, quindi si può pensare che il nome Cernunnos possa essere una interpretazione latina del gallico Carnonos. Una terza possibile evidenza epigrafica viene ritrovata in Lussemburgo, parte della antica Gallia Belgica, nel territorio della tribù dei treveri, dove su una tabula ansata è inciso lo scioglimento di un voto dedicato al dio Cerunincos.

Le evidenze iconografiche invece sono più numerose, la più antica, datata tra il VI e il V secolo A.C., è stata trovata in Italia in Val Camonica, abitata dalla popolazione dei camunni, incontro tra la cultura celtica e retica. Nella roccia n.70 della località di Nacquane, troviamo una rappresentazione gigantesca di sembianze umane con palchi di cervo sul capo, al suo fianco una figura molto più piccola, probabilmente un devoto in posizione dell’orante. Pur stilizzato il Cernunnos di Nacquane riporta degli elementi che poi ritroveremo nelle successive rappresentazioni del dio, ovvero il torquis e forse il serpente. Questi elementi sono infatti più espliciti sul calderone di Gundestrup del II secolo A.C., il calderone, probabilmente realizzato da maestranze traci, ma commissionato da un’elite celtico forse appartenente alle popolazioni degli scordisci, giunto in Danimarca a seguito dei movimenti delle popolazioni germaniche. Cernunnos sul calderone di Gundestrup è raffigurato a gambe incrociate, posizione che diventerà canonica per questa divinità, impugna il torquis e il serpente dalla testa di ariete ed è circondato da diversi animali.

Ci sono poi due rappresentazioni di Cernunnos del I secolo D.C. che provengono da Reims e Vandoeuvre. Il primo raffigurato barbuto con le gambe incrociate è circondato da Apollo e da Mercurio e ha tra le braccia una sacca cornucopia da cui esce un flusso di monete o chicchi di grano. Al suo fianco ci sono tre animali: un topo, un cervo e un toro. Il secondo quello di Vandoeuvre è più giovane circondato da una coppia di putti e da una coppia di serpenti, avente tra le mani un sacco chiuso. Esistono molte altre rappresentazioni gallo-romane o britanno-romane che potrebbero essere connesse a Cernunnos, ma a causa delle condizioni danneggiate e frammentarie in cui sono arrivate a noi, sono difficili da identificare.

Sempre in ambito gallo-romano sono state ritrovate due statuette risalenti dal I al III secolo D.C., che rappresentano figure femminili, ma con le caratteristiche e l’icononografia tipica di Cernunnos. Sembra quindi che potrebbe esserci stata una controparte femminile della stessa divinità chiamata Carvonia, citata su un’epigrafe celto-romana ritrovata in Slovenia, nome che in lingua celtica significa letteralmente “cerva”.

 

Parte del simbolismo legato a Cernunnos potrebbe essere ricollegato al dio romano Dis Pater, usato da Cesare per indicare la divinità da cui tutti i Galli dicono di discendere. Un’altro collegamento alla figura di Cernunnos, potrebbe essere quello con l’archetimo del Pashupati della valle dell’Indo, una divinità anteriore al 2.000 A.C.

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